Troppo presto per andare altrove

E’ molto rischioso quello che ha voluto fare Elisabetta Pasca con il suo libro “Troppo presto per andare altrove” edito da Fuorilinea nella collana Scandagli.

Raccontare la morte è sempre estremamente complicato e si rivela spesso un esercizio di equilibrismo per non cadere nel patetico o nel cinico. La morte rappresenta un nodo inevitabile e dolorosissimo per chi rimane ad affrontarlo e porta con sé domande destinate a rimanere senza risposta. Elisabetta Pasca riesce nell’impresa di raccontare l’inaccettabile, una ragazza di vent’anni, Artemisia Ranni, che si lancia dal quinto piano di un palazzo senza una ragione apparente lasciando amici e familiari in una sorta di sospensione muta e dolorosa, esseri umani che si muovono nello sfondo della vicenda come sorpresi, rallentati, quasi incapaci di raccontare o almeno rappresentare la loro pena.

La scrittrice non si fa intimorire e racconta tutto questo in una lingua frizzante e freschissima, veloce, incalzante, terrena, adatta ad accompagnare la vita più che la morte, in un contrasto che ci tiene magistralmente in superficie, che ci coinvolge e ci commuove senza farci sprofondare nell’immedesimazione, nell’angoscia o nella tristezza. C’era un unico, geniale modo di farlo: quello di lasciare il racconto e il punto di vista nelle mani di chi muore, con le sue angolazioni, i suoi sguardi, i suoi modi, le sue parole, la sua lingua autenticamente ironica e immediata: la protagonista continua ad esistere in una dimensione inaspettata e morire, quindi, non offre l’ultima opportunità, l’oblìo desiderato, l’uscita di scena.

Sembra non esserci soluzione di continuità tra due universi che siamo abituati a considerare distanti e inconciliabili, tagliati a metà dallo spartiacque della morte ma è solo la nostra percezione inevitabilmente parziale che ci porta a considerare questa come fine assoluta.

Lungi dall’offrire chiavi di interpretazione, risposte facili a dubbi e interrogativi profondamente umani, il romanzo pone questioni piuttosto che risolverle, sposta il punto di vista, immagina possibilità che reinterpretano il nostro presente, raccontando la morte da dentro senza banalizzarla, usando la chiave surreale, magica e realista al tempo stesso in modo equlibrato e sapiente. Libro da leggere.

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